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Google racconta il Made in Italy

Scritto da 29 Gennaio 2014
Pubblicato in economia

 Se parlassimo di Made in italy, non diremmo nulla di straordinario, ma se a farlo fosse Google, un gigante del web, forse dedicheremmo alla questione un pò più di attenzione.

Il potentissimo motore di ricerca, è arrivato in soccorso nell'aiutare a “comunicare” meglio il nostro prezioso know-how, lo conferma anche uno studio iniziato anni fa dal professore Stefano Micelli dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, il quale ci racconta che sin dal 1999, le PMI erano e sono poco presenti in rete.
I dati sono impietosi, infatti ci dicono che solo il 34% delle PMI italiane ha un proprio sito, al contrario Google, ci dice che le ricerche relative ai settori che gravitano intorno al Made in Italy, sono aumentate di parecchio nell’anno 2013 ed il settore che più ha catalizzato l’attenzione è stato il mondo della moda e dell’abbigliamento.
Una parte di questo ampio progetto è una piattaforma che aiuterebbe le imprese a promuoversi online. Eccellenzedigitale, è un portale coordinato appunto dal prof Micelli e realizzato dalla fondazione Symbola.
Il professore insiste sul fatto che le aziende debbano mettersi al passo con i tempi, abbandonando il silenzio sui segreti del proprio lavoro ed al contrario, devono imparare a comunicarlo o farsi aiutare a farlo.
La parte più interessante del progetto è proprio realizzata da Google Cultural Institute che ci permette di visitare, all’interno di una piattaforma, un’ampia galleria di aziende produttrici meritevoli di attenzione.
In conclusione ci conforta sapere che pian piano, anche se molto lentamente qualcuno in Italia, capisca che l’unico modo per poter essere apprezzati e farsi conoscere è quello di sfruttare il web, le cui potenzialità sono enormi.
Dovremmo forse prendere l’abitudine di raccontarci, come noi stiamo facendo già da un po’, affinchè il nostro hand-made venga apprezzato proprio da coloro che magari in questo momento ci stanno cercando.

 

 Brutta storia quella di Burberry che sembra aver perso i diritti esclusivi per il suo disegno dai colori marrone, rosso, nero: Il tartan conosciuto in Cina come il " Haymarket Check”, dove l’ufficio brevetti nazionale ha revocato il copyright all’azienda inglese, la settimana scorsa.

Questo è il risultato di una lunga battaglia legale tra Burberry  e Polo di Santa Roberta, che produce borse e abbigliamento di Foshan, disputata nei tribunali di Hong Kong e Taiwan per le sue borse “simili” a quelli di Burberry.

Le vendite del marchio inglese in Cina continuano a crescere anche quest’anno rispetto anche ad altri produttori di beni di lusso come Louis Vuitton, in parte il successo è dovuto al fatto che il marchio è ancora una novità.

Ma la preoccupante ondata di nuovi prodotti disegnati con la fantasia Haymarket, probabile dopo la recente decisione dell’ufficio marchi, potrebbe essere un vero problema per le vendite del marchio inglese.

Un altro punto importante secondo gli avvocati di Polo di Santa Roberta è che Burberry avrebbe monopolizzato, con l’uso esclusivo del pattern “Haymarket” parte del patrimonio culturale della Scozia. Il Polo Santa Roberta, ha richiesto come risarcimento, 82 milioni di dollari per i danni causati.

Chiaramente Burberry non è rimasta con le mani in mano ma ha fatto ricorso e ha promesso di usare una azione ancora più forte contro coloro che sfrutteranno ed approfitteranno illegalmente del mercato commerciale consolidato.

 

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